Commemorazione dei Defunti e Festa dei Santi

Si fa festa per le cose importanti, per celebrare un avvenimento (battesimo, cresima matrimonio ordinazione sacra, l’aver trovato un lavoro, diploma, laurea ecc.), una persona, un santo. Nella nostra epoca però la festa è divenuta solo un’occasione di divertimento, ossia di uscire dalla routine del quotidiano è: non pensare a nulla” e fare solo quello che “passa per la testa”. Il consumismo, i centri di divertimento e gli occhiuti interessati che fanno affari su questa visione della festa, non mancano mai di inventarsi delle occasioni, appunto di festa, magari prendendo anche da altre culture, da altre tradizioni. Ciò che importa non è conoscere altri usi e costumi, ma prendere a pretesto quegli usi e costumi, spesso nemmeno conosciuti, per utilizzarli a scopi commerciali.  Alla fine di ottobre la “festa” più nota e alla quale aderiscono perfino le scuole che avrebbero qualche cosa di meglio da fare, è Halloween. La festa ha origini celtiche popolari (precristiane) ed è oggi tipica degli Stati Uniti e del Canada; si celebra la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre con scherzi e travestimenti macabri e portando in processione zucche intagliate e illuminate all’interno. È al di fuori della tradizione italiana e europea continentale. In vena di trovare sempre qualche festa, è stata abilmente introdotta anche in Italia. Così il 31 ottobre tra balli, canti, ecc. si consuma la festa, che è però occasione non di sano divertimento, ma spesso di eccessi che purtroppo finiscono anche nell’alcool e nella droga e in eccessi che non hanno nulla a che fare con i bimbi che tra dolcetto e scherzetto in USA e nel Canada vivono quella festa.  Essa, è vero, ha anche una funzione di esorcizzare la morte, e quindi Halloween non è nel contesto della sua autentica tradizione negativo, ma è negativo l’uso che se ne fa al di fuori.

Nella dimensione della fede cristiana il ricordo dei morti non è mai negativo, non si ha paura dei morti, non è necessario esorcizzare la morte. Il cristiano vive la morte come un passaggio alla vita ultraterrena nel cogliere la pienezza della propria fede con la visione beatifica di Dio. Ecco perché non si festeggiano o si esorcizzano i morti, ma si fa soprattutto memoria prima di tutti dei Santi e il giorno successivo dei propri cari defunti dei quali ricordiamo i meriti e soprattutto il loro amore nei nostri confronti. È un ricordo non una paura.

Così il 31 ottobre sarebbe quanto mai opportuno ricordare è la vigilia della Festa di tutti i Santi e quindi riflettere sul loro valore, che ben precisato nel Catechismo della chiesa Cattolica-Compendio, 428: “Tutti i fedeli sono chiamati alla santità cristiana. Essa è pienezza della vita cristiana e perfezione della carità, e si attua nell’unione intima con Cristo, e, in lui, con la Santissima Trinità. Il cammino di santificazione del cristiano, dopo essere passato attraverso la Croce, avrà il suo compimento nella Risurrezione finale dei giusti, nella quale Dio sarà tutto in tutte le cose.”

Infatti: “La santità si consegue tramite il duro sforzo di praticare ogni giorno le virtù cristiane, seguendo il Vangelo di Cristo e le indicazioni della Chiesa, frequentando i sacramenti, che sono canali della grazia divina. Il risultato più evidente di tale azione della Chiesa, della sua fedeltà alla missione ricevuta da Cristo, sono appunto i santi. Una vera e sana pastorale non può prescindere da questo aspetto vitale e fondamentale della Chiesa. Anzi, deve porselo come obiettivo essenziale. Infatti, i santi costituiscono la verifica dei lavori della Chiesa, sono i frutti più belli della evangelizzazione e del ministero sacramentale. La santità, evidentemente, è dono di Dio. Il Signore fa i santi. La Chiesa ha il compito di scoprire questi doni e presentarli ai fedeli.

La storia della Chiesa ci insegna che i santi e i beati furono promotori, creatori, autori dei nuovi stili e delle nuove forme della vita cristiana. Nei momenti più oscuri della vita ecclesiale, nelle difficili circostanze storiche, il Signore suscitava nel seno della Chiesa uomini e donne, che, camminando sui sentieri della santità, con il loro esempio, trascinavano gli altri sulla strada dell’autentica vita cristiana. Questa constatazione sta alla base del continuo sviluppo e della forte crescita del Corpo Mistico .

Così la festa dei santi non è la distribuzione di dolcetti, ma è un ritorno radicale e forte al Vangelo. L’esempio della vita dei Santi ci indica chiaramente che la nuova evangelizzazione consiste nella trasmissione dell’unico Vangelo di Cristo nel suo contenuto originario e puro senza alterazioni, senza modifiche o adattamenti. Se vogliamo parlare della «novità», possiamo affermare che è una evangelizzazione «nuova», perché lo Spirito Santo rende sempre nuova la parola di Dio, «nuova» perché non legata stabilmente ad alcun sistema di vita né ad alcuna civiltà umana, anche se si deve dispiegare nel loro ambito. Per i santi e i beati solo la verità che «Dio ti ama», «Cristo è venuto per te» costituisce il nucleo centrale e l’essenza dell’evangelizzazione.

I santi e i beati sono coloro che hanno saputo rispondere, con la loro vita, a questa verità evangelica. E hanno risposto con l’amore del loro cuore, offrendo la vita per il bene del prossimo. Nel loro vissuto incontriamo la priorità assoluta dell’amore per il prossimo. Nella dimensione individuale questa oblazione della vita per l’amore del prossimo si è tradotta nella difesa dei valori, come la dignità della persona, la vita umana, la dignità della donna, il servizio ai più poveri ed altri. Non occorre citare esempi. Ce ne sono tanti sotto gli occhi di tutti. I santi e i beati indicano in concreto che uno dei contenuti fondamentali della nuova evangelizzazione, accanto alla verità su Dio, è anche la verità sull’uomo basata sul Vangelo. E questi sono i valori oggi più che mai messi in pericolo.

Da “La voce del Sileno” di Italo Francesco Baldo

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