Foglio Settimanale

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18 Agosto: 20^ Domenica del Tempo Ordinario

“Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”. Questa affermazione di Gesù, che troviamo nel Vangelo di oggi, ci sconcerta perché sembra in contraddizione con altre affermazioni che dicono l’esatto contrario, come ad esempio: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. C’è dunque una incoerenza nel messaggio evangelico? No: Gesù sa quello che dice. Egli è il grande costruttore della pace, e ci chiama tutti a costruirla con lui. Ma attenzione. La pace di Gesù non è il quieto vivere nel benessere materiale, non è la tranquillità del disimpegno, non è la comoda accettazione dell’ingiustizia, della prepotenza, dei vizi che degradano la vita umana. La pace che Cristo ci porta non è la resa al male. La pace che ci porta Gesù è il frutto di una continua e aspra lotta contro il male che cerca di crescere in noi e accanto a noi. Il “mite” Gesù non ha cominciato la sua predicazione dicendo alla gente: “State tranquilli, va tutto bene”. Ha invece invitato alla conversione, a sradicare il male dalla propria vita e a fare frutti buoni. Questa conversione, nel discorso della montagna, l’ha spiegata con parole esigenti, anche se paradossali: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te … E se la tua mano destra è occasione di scandalo, tagliala” (Mt 5,29). Alla donna  adultera, Gesù non dice: “Ma sì, continua pure la tua vita”. Dice invece: “Io non ti condanno, ma va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11). Dio è ricco di misericordia, ma ci chiede di convertirci. La fede cristiana è una pacifica ma forte contestazione al male che è nel mondo. Gesù ha contestato i farisei chiamandoli “sepolcri imbiancati”, ha contestato i capi della sua nazione perché, in nome della religione, opprimevano i poveri. Ha chiamato la gente alla purezza della vita e al perdono, ha contestato il divorzio, ha usato parole durissime contro i ricchi e i gaudenti. A quelli che danno scandalo ha detto: “Sarebbe meglio che si legassero al collo una pietra e si gettassero in mare”. Questa dura e limpida contestazione del male, Gesù l’ha pagata cara. I capi della nazione l’hanno condannato a morte. La gente, che gli aveva battuto le mani quando aveva moltiplicato i pani, l’ha lasciato solo quando l’hanno flagellato, percosso, crocifisso. Nel Vangelo di oggi Gesù, parlando di divisione e di spada, predice ai suoi discepoli lo stesso trattamento. Ma egli assicura che avranno la beatitudine e la pace di Dio anche se saranno disprezzati e perseguitati: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi” (Mt 5,11-123). La storia e la vita sono davanti a noi per dirci che le parole di Gesù si sono pienamente realizzate. Pur tra tanti errori, i cristiani nei 2000 anni della loro storia hanno cambiato il mondo con una contestazione pacifica e forte, ma già i primissimi cristiani furono sanguinosamente osteggiati. E’ scritto nell’antichissima Lettera a Diogneto: “I cristiani amano tutti e da tutti sono perseguitati. Li si disprezza, li si condanna, li si uccide. Oltraggiati benedicono, ingiuriati trattano tutti con rispetto. Fanno solo del bene, e vengono condannati come scellerati”. Questa persecuzione sanguinosa continua ai nostri giorni in diverse nazioni. Oggi il mondo è cambiato: non sono più i tempi in cui una certa pratica cristiana era come una comune regola di comportamento. Non stupisce quindi che ci siano idee diverse su Gesù, sulla pratica religiosa, sui valori cristiani. Tocca a noi vivere la nostra fede senza timore, con umiltà ma con chiarezza di fronte a chiunque, pur nel rispetto di coloro che la pensano diversamente. In questa situazione nuova e antica, noi cristiani siamo chiamati a vivere maggiormente come “comunità”; saremo così ancora oggi, come ci vuole Gesù, la città illuminata sul monte che dà luce e orientamento a tutti gli smarriti; saremo gli edificatori della pace che nasce dalla resistenza al male e dalla costruzione costante e serena del bene.

Don Carlo Marcello

 

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