Villadose

Le SS. Messe a Villadose sono così distribuite:

Sabato: ore 18.00 (Con l’ora legale ore 19.00)

Domenica: Ore 7.30 – 9.00 – 18.00 (Con l’ora legale ore 19,00)

La Santa Messa delle 11.00 verrà celebrata solo in occasione di eventi particolari come Battesimi, Matrimoni, o altre solennità importanti.

Le Confessioni 

  • durante l’Adorazione Eucaristica tutti i lunedì mattina, dalle 10.00  alle 12.00  (in coincidenza con il mercato in Piazza Barchessa)
  • quando un Sacerdote è libero durante le Messe del Sabato e della Domenica
  • su richiesta

Attività

Fioretto itinerante del MASCI nello spazio antistante la Famiglia Pezzoli in Via Comelico.

Area Verde di Via Sandro Pertini

                         

 

Benedizione ai Cresimandi

Don Carlo Marcello

Domenica di Pasqua

La Risurrezione di Cristo è il mistero centrale della fede cristiana, tanto che San Paolo afferma decisamente: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1Cor 15,14), e poco più avanti ribadisce: “Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati” (1Cor 15,17). La Risurrezione di Cristo è un fatto storico. Non lo è nel senso che qualcuno abbia potuto assistere direttamente, fotografare l’avvenimento nel suo realizzarsi; «O notte beata – canta l’«Exultet» di Pasqua –, tu solo hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi». “Nessuno è stato testimone oculare dell’avvenimento stesso della Risurrezione e nessun Evangelista lo descrive. Nessuno ha potuto dire come essa sia avvenuta fisicamente. Ancor meno fu percettibile ai sensi la sua essenza più intima, il passaggio ad un’altra vita” (CCC, 647). Tuttavia, la Risurrezione di Cristo è un avvenimento storico nel senso che è realmente avvenuta nella storia, e ha avuto segni e testimonianze storicamente attestate. I segni, o prove, che attestano la Risurrezione di Cristo, sono due in particolare: Il sepolcro vuoto e Le apparizioni di Cristo risorto. Grazie a tali prove, la verità storica della Risurrezione di Cristo “è ampiamente documentata, anche se oggi, come in passato, non manca chi in modi diversi la pone in dubbio o addirittura la nega” (Benedetto xvi, Catechesi del mercoledì, 26 marzo 2008). Nel quadro degli avvenimenti di Pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. L’assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti.  Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell’evento della Risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne, poi di Pietro. Giovanni, Il discepolo «che Gesù amava» (Gv20,2), afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo «le bende per terra» (Gv20,6), vide e credette. Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto, che l’assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro” (CCC, 640). Tali apparizioni sono documentate in maniera rigorosa nel Nuovo Testamento (Vangeli, Atti e Lettere degli Apostoli sono concordi nel descriverle). Sono numerose: alle due Marie (Mt28, 1-8); a Maria Maddalena (Gv20, 11-18); ai discepli nel Cenacolo (Gv20, 19-23); ai viandanti di Emmaus (Lc24, 13-35; Mc16,12-13); a Tommaso (Gv20, 24-29); ai discepoli sulle acque del lago (Gv21,1-14); ad altri (Gv20,30-31); a Paolo e ai 500 fratelli (1 Cor 15, 3-9; 20-21). Manifestano un dato fondamentale: l’iniziativa non è dei discepoli, ma è di Lui, il Cristo, il Vivente, come attesta anche il Libro degli Atti: “Egli si mostrò ad essi vivo” (1, 3). Dunque non un qualcosa che parte dai discepoli, ma da Cristo stesso; permettono di constatare che il corpo risuscitato di Gesù è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione (cfr. Gv20,20.27); attestano la nuova dimensione del Risorto, il suo modo di essere “secondo lo Spirito”, che è nuovo e diverso rispetto al modo di esistere anteriore, “secondo la carne”; consentono a Gesù risorto di affidare agli Apostoli e ai discepoli la missione di annunciare ad altri la sua Risurrezione e il suo Vangelo: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt28,19); “Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc16,15). Gesù risorto – fatto da notare per le sue implicazioni di carattere testimoniale – appare prima di tutto a delle donne, le quali pertanto furono le prime ad incontrare Gesù risorto e a darne l’annuncio agli Apostoli: donne incredule, che ricevono per questo, il mattino di Pasqua, anche il rimprovero dell’angelo: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc24, 5); La Risurrezione di Cristo non è un avvenimento che investe Cristo da un punto di vista puramente spirituale, mentale o psicologico; un ritorno alla nostra vita terrena, e neppure la semplice rianimazione di un cadavere, “come lo fu per le risurrezioni che egli aveva compiute prima della Pasqua: quelle della figlia di Giairo, del giovane di Naim, di Lazzaro. Questi fatti erano avvenimenti miracolosi, ma le persone miracolate ritrovavano, per il potere di Gesù, una vita terrena «ordinaria». Ad un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La Risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa. Nel suo corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad un’altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il corpo di Gesù è, nella Risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è l’uomo celeste” (CCC, 646). La Risurrezione di Cristo non riguarda soltanto la persona e l’opera di Gesù. Essa è un fatto di portata universale, che investe l’intera storia umana e il destino di ogni uomo, raggiunge e ed è in grado di cambiare intimamente l’esistenza umana. Gesù morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato agli uomini la vita. “Egli ci ha fatto passare dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia, dal lutto alla festa, dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla redenzione. Perciò diciamo davanti a Lui: Alleluja!” (Melitone di Sardi- santo del II secolo – Omelia Pasquale).

Don Carlo Marcello

Sabato Santo

Via Crucis del Venerdì Santo

le foto e il testo sono riportati da testate laiche…

Don Carlo a conclusione della via Crucis ha ricordato i fatti accaduti a Notre Dame

Notre Dame, dall’incendio si salva la croce

Rimane la croce. Quando le fiamme divorano tutto, rimane la croce. Quando “la foresta” di 1.300 querce si trasforma in cenere e fumo, rimane la croce. E’ la croce il primo segno luminoso che i pompieri francesi hanno visto quando, dopo ore di lotta estenuante con l’incendio, sono riusciti ad aprire il portone di Notre Dame. Nella distruzione più totale, soffocati da una notte resa insopportabile dal fumo, i loro occhi hanno visto una croce.

Se l’immagine della cattedrale francese che bruciava ha stretto il cuore in una morsa, quella croce, miracolosamente integra, ha restituito ossigeno al cuore. Le pietre di Notre Dame ci ricordano che il cristianesimo è dentro alla storia dell’Europa, e vi rimane nonostante tutti i tentativi di cancellarlo. Notre Dame ci parla di una storia cristiana, ci parla di un popolo cristiano che ha voluto edificare questa cattedrale sull’isola della Senna.

E’ come se ogni pietra, ogni trave, ogni statua della cattedrale raccontasse un tassello di storia, una storia anche nostra. Dopo la rivoluzione francese fu trasformata in tempio della dea Ragione: è simbolo quindi di una storia che è stata anche violenta, con tentativi di cancellare l’eredità cristiana e i suoi simboli. Ci ha colpito vedere tante persone, anche tanti giovani, in ginocchio in preghiera, a cantare e pregare. Questo significa che c’è ancora una memoria cristiana che va coltivata e nutrita.

La Settimana Santa si apre così con la croce, con la croce di Notre Dame sopravvissuta al terribile incendio. Nella devastazione della cattedrale non è stato toccato né il tabernacolo, né la croce, né la sede, né l’altare, cioè i luoghi più significativi di una cattedrale: l’altare dell’Eucaristia, il tabernacolo che conserva il Santissimo, la croce che rimanda alla Passione, la cattedra del Vescovo. Sono segni che parlano e ci ricordano che c’è un popolo che, attraverso le celebrazioni quotidiane, nonostante tutto ciò che è contrario, vuole continuare a vivere la propria fede; anche noi, che abbiamo rivissuto con questa Via Crucis il cammino doloroso di Gesù verso il Calvario, vogliamo far parte di questo popolo, il popolo santo di Dio.

(Intervento del Parroco Don Carlo al termine della Via Crucis cittadina)

 

Giovedì Santo, Ore 20.30, Messa Vespertina “In coena Domini”

GIOVEDÌSANTO
CENA DEL SIGNORE


MISSALE  ROMANUMVETUS  ORDO

LETTURE: Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15

Cristo sacerdote istituisce il sacramento dell’amore

 

ESPOSIZIONE E INIZIO ADORAZIONE DAVANTI AL SANTISSIMO Per giorni e orari vedi foglietto sopra o l’Araldo

 

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